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Arriva a Roma il co-living di StartupHome

Arriva a Roma il co-living di StartupHome

E’ partito tutto da un sondaggio su Facebook, lo scorso 25 maggio: in quale città italiana vorreste nascesse la prima casa condivisa per creativi e startupper in Italia? A lanciarlo, Stefano Tresca, co-founder e managing director di StartupHome, società- già presente a Londra con 144 “inquilini” in 4 appartamenti- che gestisce case dove startupper e professionisti possono convivere affittando stanze. Scegliere fin dall’inizio Milano è apparso forse scontato, e poi in StartupHome hanno voluto che fossero i diretti interessati a creare engagement e a votare. 

E quindi, nonostante Milano fosse inizialmente in netto vantaggio, Torino sia riuscita ad assicurarsi il terzo posto e Modena sia arrivata sorprendentemente quarta, dalla Capitale è partita una rincorsa social che è riuscita ad assicurarle la vittoria e a fare in modo che il primo esperimento di co-living italiano apra a Roma. 

In una recente intervista a EconomyUp, Tresca ha dichiarato che non è ancora stato deciso il quartiere di Roma in cui aprirà la casa condivisa, “la comune dell’innovazione”, come è stato già ribattezzato l’esperimento di co-living, ma che in StartupHome stanno già valutando diverse possibilità.

Sempre nella stessa intervista, l’imprenditore ha sottolineato tutti i vantaggi di una simile operazione: la possibilità di vivere e lavorare in una community di persone che svolgono la loro professione in ambiti molto simili, e quindi di creare sinergie e scambi- fare networking, come si usa dire- senza per questo rinunciare alla privacy. Il co-living di Roma, infatti- sul modello delle case già esistenti a Londra- sarà dotato di stanze singole che permetteranno agli inquilini di mantenere i propri spazi pur vivendo in un ambiente stimolante per la crescita, sia quella professione sia quella personale e relazionale.

Le case di StartupHome, inoltre, vengono definite dallo stesso Tresca “un catalizzatore per le donne startupper e innovatrici”, dal momento che rappresentano il 42% degli abitanti dei co-living; co-living che, inoltre, ospitano idee e progetti innovativi a ciclo continuo. Un’evoluzione del concetto di co-working comunemente inteso, quindi, che fa leva sulla risorsa più grande che si possa avere ancora oggi, anche in un mondo iper-tecnologico: la capacità di instaurare relazioni personali valide e vere, umane prima che lavorative.

 

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