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La Sharing Economy, la tecnologia e la formula della ripresa economica

SHARING ECONOMY

La tecnologia e la formula della ripresa economica

Pubblicato il 28/12/2015

Il progresso della tecnologia rappresenta un fenomeno estremamente importante che ha avuto un’imponente influenza sui cambiamenti all’interno della società, apportando innovazioni nella vita quotidiana del singolo grazie a miglioramenti qualitativi nel rapporto uomo-macchina con l’ampliamento di servizi utili all’utente e la continua messa in discussione del sistema sociale a seconda delle scelte prese dalla sua collettività.

La vita quotidiana è continuamente esposta al contatto con le nuove tecnologie e strettamente condizionata dall’uso delle stesse, tanto che ogni cambiamento tecnologico finisce immancabilmente per riflettersi a numerosi livelli del reale: economia, politica, religione e cultura. Questa ha reso possibile un cambiamento radicale dell’economia globale, un’economia diretta esponenzialmente verso la condivisione dei costi e la massimizzazione del tempo.

La sharing economy (“l’economia della condivisione”), di cui abbiamo già parlato nel nostro blog, è un modello basato principalmente sull’utilizzo della tecnologia e sulla condivisione di servizi e costi. E’ grazie alla tecnologia, infatti, che il contatto fra sconosciuti viene reso possibile, semplice ed immediato ed è sempre grazie ad essa che è possibile accedere ad un determinato servizio in ogni momento e da qualunque luogo con una configurazione condivisa.

Petrolio, il programma di approfondimento di Duilio Giammaria in onda su RaiUno, ha trasmesso lunedì 21 dicembre un interessante reportage sulla formula della ripresa economica e la sharing economy, nel quale la giornalista Valentina Parasecolo prova in prima persona i servizi condivisi a Roma per un giorno.

Il reportage esordisce mostrando i principali servizi di condivisione e la loro utilità e indispensabilità al giorno d’oggi, partendo con il cosiddetto co-housing (“casa condivisa”), in cui, attraverso un portale o una app, come AirBnb, il più grande portale del genere al mondo, ogni utente può condividere una stanza o un appartamento con altri dividendone le spese. L’affidabilità dell’utente che mette a disposizione il servizio viene basata sulle recensioni lasciate dai precedenti ospiti dello stesso. In questo modo, la giornalista riesce ad affittarsi una stanza sicura a meno di 30 euro al giorno al centro di Roma.

E per i mezzi di trasporto? In una metropoli come Roma si sa che spostarsi da un luogo ad un altro richiede un certo costo (e fatica), soprattutto se si possiede un mezzo proprio o se si viaggia con i mezzi pubblici. La soluzione allora è a portata di app: la giornalista ci mostra come risparmiare grazie al car sharing ( vedi app come Uber e BlaBlaCar), condividendo un mezzo di trasporto con un altro utente per una spesa totale di soltanto 3 euro, arrivando fino a Roma sud.

Per quanto riguarda il settore del lavoro, la sharing economy è divenuta ancora più importante: soprattutto negli ultimi anni con la crisi economica, i liberi professionisti hanno espresso sempre di più la necessità di abbassare i costi della loro attività ma al tempo stesso di massimizzare i tempi e la qualità del proprio lavoro. Così, molti di essi, hanno risolto questo dilemma affidandosi alle strutture di coworking (come CoworkTalenti), spazi di lavoro condiviso in cui si può usufruire di una postazione di lavoro attrezzata di computer, connessione internet e stampante, condividendo i costi dei servizi con altri professionisti. I coworking, oltre a rappresentare una reale soluzione per il risparmio economico, è soprattutto un luogo che permette la condivisione di sinergie, di idee e lavoro, da cui possono scaturire collaborazioni interessanti ed innovative. Un coworker non è soltanto un vicino di scrivania, ma anche un possibile collaboratore ed amico. La giornalista di Petrolio diventa così una coworker, spendendo una cifra irrisoria per una postazione di lavoro attrezzata.

La sharing economy negli ultimi anni si è spinta oltre alla semplice condivisione dei mezzi di trasporto e degli spazi di lavoro: nel servizio infatti la giornalista ci mostra come poter mangiare ad un costo quasi pari a zero, dividendo il pasto con degli sconosciuti a casa di una ragazza che offre la cena e quindi il servizio. Grazie ad una app di social eating infatti, si può consumare un pasto ad un costo irrisorio condividendo la spesa per il cibo con i commensali e lo chef di turno. Queste app di home restaurants (come ad esempio Gnammo) hanno reso possibile l’organizzazione di 37mila cene condivise per 300mila ospiti in Italia solo nel 2014, per un fatturato complessivo di 7,2 milioni di euro, in parte dei portali che mettono in connessione gli utenti e in parte degli utenti stessi che offrono la condivisione del servizio.

Questa ricerca sociale della giornalista di Petrolio mostra come al centro della sharing economy stia il concetto della condivisione di un servizio e che, questo, non debba essere per forza di tua proprietà. Secondo gli esperti, nei prossimi dieci anni nel nome della condivisione passeremo a spendere dai 15 miliardi a 335 miliardi di dollari, nonostante per ora solo il 15% degli italiani usa i servizi di condivisione.

Condividere significa abbassare i costi, massimizzare il tempo e aumentare la qualità del servizio offerto. Che sia questa la formula vincente della ripresa economica?

In calce riportiamo il link diretto del servizio di Petrolio del 21/12/2015 (l’argomento trattato riguarda soltanto i primi minuti del video).

Servizio di Petrolio

 

Di: Ilaria Ferramondo

Social Media Manager – CoworkTalenti