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Luca Barboni: growth hacking, networking e gratitudine

Luca Barboni growth hacking

“Non aspettate che qualcuno vi dia il permesso per cominciare, non aspettate che qualcuno vi assuma per lavorare al marketing o per fare growth hacking: fatelo e basta!”: un consiglio che viene dall’esperienza, quello che Luca Barboni vuole dare a chi pensasse di intraprendere la sua stessa professione.

Luca Barboni è il primo esperto italiano di growth hacking, una delle nuove professioni digitali più discusse eppure meno conosciute degli ultimi anni: autore del primo libro in italiano sul tema, Growth hacking: fai crescere la tua impresa online, ci racconta il suo percorso e la sua professione. Senza tralasciare un paio di doti fondamentali.

Luca, come sei arrivato a diventare il primo esperto italiano di growth hacking?

Ero molto lontano dall’essere un esperto quando ho cominciato a lavorare nel digital come Social Media Manager freelance. Presto ho sostenuto un colloquio con una startup, e lì la mia visione del marketing digitale si è ampliata un bel po’! Quando si lavora in una startup early stage è facile trovarsi in prima linea nel prendere decisioni importanti. Ed è altrettanto facile entrare in contatto con altri campi come il design, la programmazione e il fundraising. E’ un contesto dove si impara molto, e molto velocemente.

 E’ stato così che ho conosciuto il Growth Hacking, tema molto caldo in US. E’ stata una specie di epifania. Finalmente una visione del marketing che lavora al 100% in sinergia col prodotto, basandosi interamente sull’analisi dei dati. Ho subito cominciato ad applicarlo e me ne sono innamorato al punto di lasciare la startup e cominciare a diffondere questo metodo di lavoro. Per questo oggi aiuto imprenditori e marketers ad applicare il growth hacking ai loro progetti.

Chi è e che cosa fa un growth hacker? Perché è una figura così poco conosciuta, pur essendo così importante il compito che svolge?

“Sono più di due anni che lavoro in questo settore, in Italia e fuori, e vedo ancora molta confusione nel trovare una definizione condivisa del ruolo del growth hacker.

Nella maggior parte dei casi viene confuso con uno sviluppatore Web che conosce una serie di trucchetti di marketing capaci di moltiplicare magicamente i risultati, senza spendere neanche un euro. In verità il growth hacker è uno stratega e un project manager. Una figura chiave a cavallo dei diversi dipartimenti che ha il compito di coordinarli per ottenere crescita. In questo caso crescita significa tradurre gli obiettivi in metriche, e poi guidare un processo di sperimentazione continua per scoprire come far aumentare quelle metriche nel modo più efficace possibile.”

Ricoprire con grande efficacia questo ruolo chiave nello sviluppo del business di molte aziende- oggi Luca Barboni è consulente di growth hacking per startup e aziende- gli ha permesso di raggiungere, di recente, un nuovo importante traguardo: essere selezionato- insieme con tutto il team di per Resonance AI, startup di intelligenza artificiale che personalizza esperienze mobile e IoT imparando dalle abitudini degli utenti- per il programma di accelerazione di 500startups a Mountain View, in California.

 “Insieme con YCombinator, 500startups rappresenta l’olimpo delle startup in Silicon Valleyci racconta “Con   AdEspresso, Cocontest, e ora Radiomaze e WeTipp, siamo una delle pochissime società di italiani selezionate. Qui sto avendo l’opportunità di poter incontrare Product Manager di aziende come Facebook e Apple, o di conoscere figure che hanno contribuito a definire cosa sia il Growth Hacking, come Dave McClure e Neil Patel: avrò sicuramente molto da raccontare una volta tornato in Italia”.

Ma non sono solo le skills professionali a rendere grande un professionista: in chiusura, abbiamo chiesto a Luca quali sono le doti umane che lo aiutano a crescere e migliorare ogni giorno. La sua risposta, bella, articolata e sincera, può essere riassunta in due termini: networking e gratitudine.

“Io credo fermamente nell’importanza della rete. Non sto parlando dei like su Facebook, ma del valore del networking. Saper curare le relazioni, essere aperti ed essere utili, è una “soft skill” fondamentale al giorno d’oggi. Per questo, se dovessi indicare un elemento umano in particolare, direi che è la gratitudine.

Docenti, colleghi, esperti, clienti e studenti, senza il loro feedback e senza la loro riconoscenza non sarei arrivato dove sono oggi. Per questo cerco di non dimenticarmi mai di essere grato alle persone che hanno avuto un ruolo, anche piccolo, nella mia rete”